Archetipi fotografici:

• Che cos’è un archetipo?

archètipo s. m. [dal lat. archety̆pum, gr. ἀρχέτυπον, comp. di ἀρχε- (v. archi-) e τύπος «modello»]. 
L’Archetipo è un’immagine mutevole che narra contenuti fissi, un’immagine primordiale, secondo il pensiero dello psichiatra e psicologo C. G. Jung,  contenuta nell’inconscio collettivo, la quale riunisce le esperienze della specie umana e della vita animale che la precedette, costituendo gli elementi simbolici delle favole, delle leggende e dei sogni.

• Archetipi, psicologia e arti visive:

“Immaginiamo quindi gli archetipi come i modelli più profondi del funzionamento psichico, come le radici dell’anima che governano le prospettive attraverso cui vediamo noi stessi e il mondo. Essi sono le immagini a cui ritornano continuamente la vita psichica e le teorie che formuliamo su di essa”, come afferma James Hillman, psicoanalista, filosofo statunitense, fondatore della psicologia archetipica e autore dei libri “Il codice dell’anima” e “Psicologia archetipica”. Hillman credeva in una base poetica della mente, base che unisce psicologia ed estetica, come quando ci fermiamo a riflettere sulla la nostra vita, su noi stessi, immaginandoci e guardandoci dall’esterno con l’occhio della mente.

Sui concetti di psicologia archetipica ha donato un forte contributo anche Carl Gustav Jung psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero.

• I 12 archetipi di Jung:

Jung ha usato il concetto di archetipo nella sua teoria della psiche umana, identificando 12 archetipi di personaggi mitici universali che risiedono nel nostro inconscio collettivo e che rappresentano i desideri umani di base.

Questi archetipi, che secondo Jung corrispondo a schemi comportamentali e si trovano in ognuno di noi sono i seguenti: Innocente, Orfano, Guerriero, Angelo custode, Amante, Cercatore, Distruttore, Creatore, Sovrano, Mago, Saggio, Folle.

1. L’Innocente rappresenta la parte fiduciosa dell’individuo, quella che ha le sue radici nell’infanzia e deriva dalla spensieratezza che guida i primi anni dell’esistenza. In quanto tale, l’Innocente tende ad avere una predisposizione speranzosa e ottimista, aprendosi al mondo con tenacia e propensione all’apprendimento.

2. L’Orfano è sempre legato all’infanzia e si incarna nel bambino interiore che ha subito dei traumi relativi all’abbandono. Per questo motivo, ha dovuto sviluppare delle doti per sopravvivere in perfetta autonomia, ragion per cui è pratico e caparbio.

3. Il Guerriero si collega alla figura del genitore rivelandosi forte e coraggioso, in grado di fissarsi degli obiettivi per poi raggiungerli. Presenta spiccate capacità di capo branco e cerca di migliorare il mondo.

4. L’Angelo custode è indice di generosità e sacrificio, suggerisce all’individuo le strategie per curare il bambino indifeso che custodiamo dentro il nostro essere. Il suo intento pedagogico impartisce il precetto del rispetto verso gli altri.

5. L’Amante è la base fondante dell’Eros che è coinvolto in tutti i legami passionali che prescindono dalla loro tipologia. È guidato da azioni che hanno una potenza viscerale e vivace. Questo archetipo è in eterno conflitto con la parte razionale che vuole disciplinarlo.

6. Il Cercatore è indice di rinascita, cambiamento e trasformazione. Si lega all’idea della realizzazione, mettendo da parte il passato, creando il futuro, l’innovazione. Per proseguire nel suo cammino di crescita indipendente, deve sviluppare un forte senso di fiducia personale, per evitare di perdersi senza impegnarsi davvero in nessun obiettivo. Deve inoltre controllare la smania di perfezionismo.

7. Il Distruttore è l’archetipo per eccellenza che si origina in seguito ad un evento traumatico, di dolore molto intenso. Il risultato è la creazione di un vero e proprio vuoto, che tende ad avere il sopravvento su quello lasciato invece dall’Orfano. È un inno comunque alla rinascita e all’accettazione del dolore.

8. Il Creatore ci spinge ad avere coscienza di ciò che rappresentiamo e del ruolo che abbiamo nella creazione della nostra esistenza. Si nutre in bilico tra un senso di timore e di euforia relativi ad un lavoro di ascolto interiore. Per questo, tende a divenire saggio nelle scelte di vita.

9. Il Sovrano rappresenta l’integrità, è androgeno e per questa sua natura si sviluppa dall’unione tra maschile e femminile, tra giovinezza e maturità. Per natura, tende ad avallare la pace e la prosperità, è risolutivo ed è fortemente realistico.

10. Il Mago ha un significato fondamentale, poiché ci trasmette la correlazione tra quello che abbiamo dentro e quello che esiste al di fuori, nella sintesi di un collegamento necessario. Apre gli occhi su ciò che accade, cogliendone i segni, e persegue lo scopo di acquisire una consapevolezza crescente.

11. Il Saggio porta avanti la missione di riuscire a trovare la verità in senso lato, sia che si tratti di se stesso che dell’universo in cui vive. È l’archetipo guidato dalla sicurezza della voce interiore e dalla fermezza che lo porta ad agire accantonando il coinvolgimento. Ha paura dell’inganno e per questa ragione tende ad essere distaccato.

12. Il Folle è colui che pungola il Sovrano quando questi diventa troppo arrogante. Rappresenta l’energia in grado di andare oltre, di esplorare. Ha un approccio sarcastico e irriverente nei confronti della vita; si tratta di una strategia che evita di farlo sprofondare, e grazie al suo modo di fare e alla sua apertura mentale, riesce a ricominciare dopo ogni battuta d’arresto.

Se quindi, l’archetipo è un’immagine, o comunque la scintilla creatrice di quest’ultima, ciò significa che le arti visive, come ad esempio la fotografia, sono lo strumento più idoneo per imprimerla nel tempo e nello spazio, dandogli una cornice, una forma ed un colore.


• L’obiettivo della fotografia archetipica: Come creare un archetipo fotografico.

Fermarsi, riflettere su noi stessi, ascoltarci, entrare in contatto con le nostre emozioni, tutti tipi di processi mentali ai quali spesso dedichiamo sempre meno spazio e tempo a causa dei ritmi frenetici della nostra società.
L’obiettivo della fotografia archetipica è proprio questo, produrre immagini sui sentimenti ancestrali dell’uomo riacquistando il controllo del proprio tempo, spazio ed io interiore.

• Sperimentare la Fotografia archetipica:

Il miglior modo di sperimentare la fotografia archetipica è quello di provare a scattare fotografie che descrivono le proprie emozioni. Se questo all’inizio può sembrare complicato si può anche assumere un approccio più distaccato andando a costruire immagini che parlino delle emozioni primarie dell’animo umano o/e andando a prendere spunto dai 12 archetipi junghiani sopracitati.
Chiedersi, ad esempio: “Che immagine ho dell’Amore? Come potrei rappresentarlo in una fotografia?”, è un tipo di lavoro che produce tanti effetti esterni quanto interni. Si parte dal provare a scattare una foto che parli dell’idea collettiva che le persone hanno dell’amore e si finisce per costruire un immagine che parla della nostra visione dell’amore e che quindi risulta più personale di quanto si potesse credere all’inizio. Fermandoci quindi ad osservarla possiamo leggervi tutte le nostre paure e/o speranze che abbiamo rispetto a tale emozione, con l’effetto benefico di conoscerci più a fondo. Ne risulterà una fotografia finale che esprimerà il connubio perfetto tra l’idea generale d’amore (Archetipo – visione collettiva) e la nostra personale visione di questa emozione. Questo oltre a darci una soddisfazione artistica personale dovrebbe anche ricordarci di come e quanto in realtà siamo tutti unici e allo stesso tempo “uguali” connessi con il resto degli altri, del mondo.

Se vuoi approfondire questo argomento cimentandoti nella fotografia archetipica ti ricordiamo che sul nostro sito internet nella sezione “partecipa” hai la possibilità di esprimerti rispondendoci con una tua foto alla nostra fotoepistola a cadenza mensile.

La Fotografia è prima di tutto un linguaggio con il quale possiamo esprimerci ed entrare in connessione con altri occhi e cuori artistici.

Buon divertimento.
Il team di epistole fotografiche